Abbazia di Montmajour

Eretta a partire dal 948 dai monaci benedettini su un grande scoglio emerso dalla palude (detto appunto Montmajour) dopo la guerra dei cent’anni fu fortificata per proteggerla dai saccheggi. Alla fine del XIII secolo l’abbazia estende il suo potere spirituale su una bella fetta di Provenza, dalla vallata dell’Isère al Mediterraneo, attraverso una rete di 56 priorati.

Il complesso di Montmajour, classificato patrimonio mondiale dell’UNESCO e la cui costruzione ha attraversato il XII e il XIII secolo, è rimasto incompiuto, ma proprio la sproporzione che ne deriva gli conferisce un particolare fascino. E’ composto da più edifici ed è decisamente articolato anche dal punto di vista architettonico dacchè qui convivono stile romanico, stile gotico e stile classico. Basti pensare alla chiesa inferiore originaria, rinchiusa in una cripta, a sua volta protetta dall’Abbazia con pianta a croce latina, che forma il corpo principale dell’intero complesso e nel cui chiostro le mensole scolpite lungo i muri e i capitelli delle colonne sono decorate e arricchite da un bestiario fantastico, dove sono rappresentate figure mostruose, demoni, esseri inquietanti e animali domestici, selvatici e fantastici appunto, come tarasche, dragoni e chimere L’edificio più antico è l’eremo di Saint-Pierre, le cui semplici forme preromaniche, esprimono tutta la spiritualità del luogo. Il tutto è dominato dalla torre Pons de l’Orme dai cui 26 metri di altezza si dominavano le terre del monastero ed era espressione del il potere che l’abate esercitava sul suo feudo. Oggi offre uno splendido panorama sulla valle e su ben tre luoghi di interessa naturalistico: il Parco Naturale Regionale delle Alpilles a nord-est, la Riserva naturale di Coussouls Crau a sud-est, il Parco Riserva Naturale della Camargue a sud-ovest

CURIOSITA’:

Una curiosità che riguarda l’Abbazia di Montmajour:
al Van Gogh Museum di Amsterdam sono conservati l’olio su tela “Tramonto a Montmajour” e i disegni nei quali il pittore olandese rappresentò l’abbazia durante il suo soggiorno ad Arles, dove pare abbia trovato “l’altra luce” , quella che altrove non trovava per dipingere capolavori quali: “I girasoli” (gialli) “La casa gialla” (gialla) “The BYK” (gialla)
(Quest’ultima affermazione è vagamente farlocca, riguarda un’opera d’arte che più gialla non si può (la mia moto 💛) che però non fu dipinta da Van Gogh)
Se tornerete ad Arlès, oltre alle altre meraviglie, prendetevi un pò di tempo per andare a visitare la: “Fondation Vincent van Gogh” .

Parlando della un tempo potente Abbazia di Montmajour, non si può non parlare di una figura ad essa strettamente collegata:
Sant’ Antonio abate
Già eremita egiziano, viene considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
Detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta ecc. ecc. ma soprattutto: sant’Antonio del Fuoco,
L’iconografia di sant’Antonio abate prevede la presenza ai piedi del monaco, oltre a un campanello (molto spesso attaccato al bastone del santo) e a una fiamma, anche la presenza di un maiale.
Tale elemento secondo alcuni rappresenta il privilegio in base al quale i discepoli del santo potevano ricavare lardo da usarsi, unito ad erbe officinali, come rimedio contro il cosiddetto “fuoco di sant’Antonio”.
Bene, finalmente è arrivato il momento della piccola curiosità di cui ho accennato:
IL SANTO CON TROPPE OSSA:
All’ Abbazia di Montmajour faceva capo (da circa 230 km a nord) la chiesa di Saint-Antoine-l’Abbaye , che accoglieva le reliquie ☠del santo da cui prendeva il nome, poste sotto la tutela del priorato benedettino.
Proprio qui infatti si originò il primo nucleo di quello che poi divenne l’Ordine degli Ospedalieri Antoniani, la cui vocazione originaria era quella dell’accoglienza delle persone affette dal fuoco di sant’Antonio.
L’afflusso di denaro proveniente dalla questua fece nascere forti contrasti tra il priorato e i Cavalieri Ospitalieri.
I primi furono costretti così ad andarsene e a partire dal XV secolo, il priorato iniziò a sostenere di possedere la sacra reliquia, sottratta durante la fuga agli antoniani, e di averla solennemente riposta nella chiesa di Saint-Julien, facente parte del complesso di Montmajour, di loro proprietà.
E mentre il priorato sosteneva di possedere la reliquia, anche l’ordine degli ospitalieri Antoniani faceva altrettanto, in parole povere UN santo pareva essere custodito contemporaneamente in DUE diversi posti .
Sempre secondo leggenda,fu inviato un legato pontificio per fare chiarezza sulla vicenda e verificare dove effettivamente fossero le ossa del santo.
Questi si recò dunque sia a Saint-Antoine-l’Abbaye che a Montmajour per scoprire (mi piace immaginare la sua faccia) che le reliquie erano custodite IN ENTRAMBE ☠☠.
Pare che di ciò scrisse al papa ma non solo se ne venne mai a capo, ma addirittura a partire dall’XI secolo iniziò a girare voce della presenza del corpo del santo all’interno dell’abbazia di Lézat, mentre contemporaneamente ciascuna delle altre due chiese ne vantava il possesso.
Dunque da questo momento i corpi di sant’Antonio, in Occidente, diventano TRE ☠☠☠, e tali rimarranno fino al XVIII secolo.

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