GOOGLE MYMAPS – come utilizzarlo


COME UTILIZZARE LA MAPPA:

Google MyMaps è un utile strumento che permette di visualizzare, creare e condividere mappe, o anche di visualizzare file GPX.
Queste semplici istruzioni ti permetteranno di visualizzare al meglio le mappe che ho condiviso.
L’esempio qui sotto è applicabile a tutte le mappe degli itinerari.

VISUALIZZAZIONE:
la prima cosa che vedi è il riquadro all’interno del quale è la mappa, che puoi spostare a tuo piacimento e che ti permette di interagire con le opzioni:

Per visualizzarla meglio io ti suggerisco di INGRANDIRLA, tutto ciò che devi fare è cliccare sull’icona in alto a destra del riquadro (evidenziato in ROSSO)
Per condividerla con i tuoi amici puoi cliccare sul simbolo della CONDIVISIONE (evidenziato in VERDE)
Mentre per visualizzare tutti i punti di transito e accedere a eventuali info aggiuntive, puoi aprire il menu a tendina cliccando sull’icona in alto a sinistra del riquadro. (evidenziato in BLU)

Ora dovresti vederla cosi:

Meglio vero?

Su Smartphone e Tablet invece la visualizzazione è leggermente differente:

Cliccando sul nome in basso (in questo caso: PASSO del FAIALLO)
si aprirà il menù a tendina e potrai visualizzare i punti di transito:
Cliccando sulla freccina sotto al quadrettino rosso a fianco del nome, questo aprirà l’elenco completo di tutti i punti di transito che compongono l’itinerario.

FATTO! Facile no?

ALTA LANGA in moto

Un giretto nelle Langhe, quelle meno blasonate, meno pubblicizzate ma non di certo meno interessanti, soprattutto per noi che non amiamo correre ma ci piace guardarci intorno alla ricerca del campanile che ci dica che li c’è un paesino, del castello che non ci saremo mai aspettati di vedere ecc.
Se ancora non conoscete queste zone o non ci siete mai stati, andate a farci un giretto. Le strade sono molto panoramiche, un paesaggio diverso da quello che vedreste nell’area dei Grandi vini.

Vi allego una mappa (veramente minimalista) con un brave tratto di itinerario “possible” più alcune eventuali deviazioni che in questa stagione (ora è Giugno) riservano molte sorprese, prima tra tuee la sensazione di viaggiare sulla tavolozaz di un pittore, tanti sono i colori che vedrete intorno a voi e ai lati della strada).

Come utilizzare le mappe di GOOGLE MYMAPS

Anche qui vi sono i vigneti che daranno origine tra gli altri alle bollicine dell'”Alta Langa” D.O.C.G. (marchio che ne attesta la provenienza geografica, attribuito soltanto a di particolare pregio), e i noccioleti, ma la mano dell’uomo si nota meno, i paesaggi sono più “selvaggi”, i paesi sono spesso intuibili da un solitario campanile che svetta di tra gli alberi dul versante opposto della collina.
Ci sono strade minori che attraversano conche fiorite e villaggi impreziositi torri medievali, ricordo di un passato in cui le distanze di misuravano in “ore o giorni di viaggio” e ogni gruppetto di case rappresentava un possibile punto di sosta per un viandante in transito per queste terre.

La moto è il mezzo veloce per eccellenza, ma è dondolando piano tra le curve che si ritrovano quell’equilibrio e quel ritmo che opermettono di “ricentrarsi” dagli affanni quotidiani.
Qui trovate una traccia con indicate alcune possibile “deviazioni” che vi suggerisco di percorrere, con calma, per dare tempo allo sguardo di cogliere i picoli dettagli, ma l’Alta Langa è TUTTA da scoprire e vedere, una volta che ci si è stati vi ci si torna, questo è poco ma sicuro!

San Benedetto Belbo, descritta ampiamente da Beppe Fenoglio nei suoi scritti (“La Malora” e “Un giorno di fuoco”).
Cortemilia, e i quartieri di San Michele e San Pantaleo con due le omonime chiese, la Pieve di S. Maria dell’Assunta e l’ex Convento dei Padri Minori e tutto intorno i campi di nocciola della pregiatissima varietà: “Tonda Gentile”
Insomma, girate, curiosate, scoprite, ma soprattutto prendetevi il tempo di fare con calma…
Perchè in un mondo sempre più affannato proprio la “calma” sta diventando il valore aggiunto più prezioso.
Con il tempo e quando avrò tempo andrò a “integrare” la mappa di altri brevi tratti di strada, che hanno l’intento semplicemente di fornire uo stimolo ad andare a “scoprire” questa zona poi , se ne avrete voglia, a scrivermi le vs. impressioni e inviarmi le vostre immagini, da aggiungere sull’album delle foto.

Cosa vedrete sulla mappa:
Lettera “i” cerchiata di BLU, punto di partenza del mio itinerario, cliccando ci sopra vedrete una breve descrizinoe dell’itinerario stesso
TRACCIA VERDE – è un percorso davvero semplicissimo a accessibile a chiunque con qualsiasi moto e un livello minimo di capacitò di guida
TRACCE ARANCIONI – brevi tratti di strada dove incrociare lungo il passaggio qualcosa di carino da vedere
PUNTATORI MAPPA AZZURRI – i paesi principali toccati dall’itinerario principale
PUNTATORI MAPPA ARANCIONI – i paesi principali toccati dalle varianti
STELLINE VIOLA – alcune cose carine da vedere, cliccandoci sopra potrete leggerne il nome e magari anche una breve descrizione
Ciao!

Lago di Serre-Ponçon

Il torrente che forma questo lago è la “Durance”.
Capriccioso e imprevedibile, a seguito di un periodo di piogge particolarmente consistenti puo’ cambiare la sua portata da 18 a 1.800 metri cubi al secondo.
Proprio per questo tra il 1843 e il 1856 si verificarono alcune tra le più devastanti piene, alcune delle quali arrivarono a minacciare seriamente l’area intorno ad Avignone (230 km a ovest), dove la Durance si immette nel Rodano.

Video: MAGELLAN

Il problema dell’imprevedibilità del torrente si verificava tuttavia anche in senso opposto, in fase di “calo” di portata la penuria d’acqua portava a siccità e gravissimi problemi per le coltivazioni e gli allevamenti.

Alla necessità di “regolare” il corso del capriccioso torrente mediante la costruzione di una diga che sbarrasse il corso della Durance, creando un grande “serbatoio” per la raccolta e lo stoccaggio dell’acqua si iniziò a pensare dopo la seconda guerra mondiale, quando le più evolute tecnologie permisero di immaginare la costruzione di un’opera tanto imponente.

Realizzata in materiali alluvionali estratti dal letto della Durance, Serre-Ponçon è la più grande diga in terra d’Europa; la sua costruzione ha richiesto lo spostamento delle popolazioni e la distruzione dei villaggi di Savines e di Ubaye.

Solo il comune di Savines è stato ricostruito e oggi porta il nome di Savines Le Lac.

54 mesi di cantiere per produrla e 18 mesi per riempire il bacino permisero al progetto di raggiungere due distinti obiettivi:

– creazione di un lago che fungesse da “vaso di espansione” in cui raccogliere i surplus di acqua”

– convogliare le acque raccolte alla sottostante centrale elettrica, producendo energia

Il sacrificio di questi paesi e delle popolazioni qui residenti tuttavia ha portato nel tempo altri “benefici”, essendo il lago una meravigliosa distesa d’acqua, circondata da catene montuose ove oltre al relax in spiaggia si possono praticare numerose attività ricreative nautiche e terrestri o attività sportive come il nuoto, la vela e la pesca, ma anche trekking, mountain bike, equitazione o scalate.

Numerosi sentieri ne attraversano i dintorni, permettendo di godere la splendida vista da numerose “angolazioni”

Da non perdere: il belvedere di Serre Ponçon, a Rousset, che permette di immergersi nella storia della costruzione di questa enorme opera idraulica e naturalmente il “Museoscopio del Lago”, ubicato nelle immediate adiacenze del belvedere.

Spero di avervi incuriosito con la storia di questo lago che spesso viene dato quasi per “scontato” da noi che vi abitiamo così vicino, e che tuttavia è capace di incantare ogni volta che vi ci andiamo, a maggior ragione per la bellezza delle strade che lo raggiungono e lo circondano, con le ampie curve e la geometria perfetta per le due ruote.


Priorato di Ganagobie

Situato in un altopiano boscoso a strapiombo sulla valle della Durance, dove oggi un mare di vegetazione ha preso il posto di un antico oceano, il monastero benedettino di Notre-Dame di Ganagobie fu fondato nel X secolo.

In parte distrutto durante la Rivoluzione, L’edificio, in molasse bianca è stato ricostruito con le pietre rimaste in loco e nuovamente consacrata nel 1994 e non presenta aperture verso nord. Questo è da attribuirsi a due motivi, di ordine pratico il primo, ovvero difendersi dal maestrale e dai gelidi venti invernali, il secondo di ordine simbolico, in quanto Il nord rappresenta il freddo e l’oscurità, mentre il sudrappresenta il caldo e l’amore di Dio. Il magnifico portale della chiesa è sovrastato da un timpano scultoreo raffigurante il Cristo in maestà mentre all’interno, nell’abside centrale a copertura del pavimento del coro, si possono ammirare i mosaici medievali che costituiscono un vero e proprio gioiello dell’arte romanica. Realizzati nel XII secolo e nascosti sotto 500 m3 di terra, probabilmente per salvarli durante il periodo della Rivoluzione, sono caratterizzati da influenze orientali e mostrano decori geometrici e animali fantastici, restituendo una semplicistica immagine del mondo, rappresentato nei quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco. Dello stesso periodo è anche il chiostro, anche questo un gioiello dell’arte romanica . Nel 1987 solo uno o due monaci vivevano nel monastero ormai in rovina, ma l’inizio di un profondo restauro durato cinque anni e culminato con Il trasferimento di una più numerosa comunità monastica segnerà la sua rinascita, permettendo anche a noi di godere di questa piccola meraviglia.

CURIOSITA’:

Sisteron

Posta tra le Alpi e il Mediterraneo, le sue origini vengono fatte risalire a circa 4000 anni fa in epoca preistorica.

Fu durante la dominazione romana che con il nome di: “SEGUSTERO” la cittadella di Sisteron acquisì sua rilevanza strategica, diventando importante asse di collegamento tra l’Italia e la Spagna, come testimoniano i numerosi reperti sono conservati nel locale Museo Gallo-Romano.

Nel corso del V secolo divenne sede di vescovado, qualificandosi come uno dei primi centri di diffusione del cristianesimo Oltralpe.

La sua posizione geografica la pose, nel tempo, al centro di eventi bellici a partire dal Medioevo, passando attraverso le guerre di religione del XVI secolo e la Rivoluzione francese, sino alla II guerra mondiale, quando nel 1944, in concomitanza con lo sbarco alleato in Provenza, fu bombardata dall’ aviazione anglo-americana che provocò molti morti e gravi danni all’abitato.

Oggi definita “Porta della Provenza” ma anche “Perla dell’Alta Provenza“, dall’alto del suo sperone roccioso a strapiombo sulla Durance e in una posizione particolarmente strategica, offre anche un panorama mozzafiato sulla roccia della Baume, la città, con le facciate antiche delle abitazioni e le piazzette abbellite da incantevoli fontane, le rive del fiume e le montagne circostanti.

La cattedrale romanica di Notre-Dame-des-Pommiers, le torri fortificate, insieme a una visita al museo dedicato all’epopea napoleonica, che offre anche un’esposizione permanente di carrozze., saranno un buon motivo per tornare a visitare Sisteron.

Attualmente è un importante nodo industriale, al centro di una zona coltivata a vigneti e oliveti, questi ultimi recentemente potenziati.

Les Pénitents des Mées

Tra Sisteron e Manosque, circondato da uliveti che forniscono un olio molto pregiato, è il villaggio di “Les Mées”.
Anche qui sono stati rinvenuti resti antichi e precisamente sotto la chiesa primitiva di Saint Roch, costruita sulle fondamenta di un monumento romano, ma un’altra particolarità lo rende unico….
E’ la sua ubicazione ai piedi di fragile ammasso di rocce sedimentarie che sorge a cento metri di altezza e domina la Durance per oltre due chilometri conosciuto come: “Les Penitents” o anche: “I Penitenti di Mèes”, un imponente massiccio di pietra il cui aspetto evoca una processione di penitenti incappucciati.
Ma cosa sono?
La leggenda dice che si tratti di formazioni originate da fenomeni di erosione, ma non è mica vero…
La vera verità, la reale realtà è questa:
intorno all’anno 800, epoca in cui il conte Raimbaud, vittorioso contro i Saraceni, riportò dalle Crociate sette delle loro mogli tra le più belle condurle al suo castello e…
E…
Minacciato di scomunica per il suo comportamento, il conte dovette decidere di consegnare le splendide fanciulle in un monastero vicino ad Arles.
In occasione di questo trasferimento, i monaci della “Montagne de Lure” furono incaricati di formare una lunga siepe per proteggere le bellissime infedeli fino alla Durance, dove una barca doveva accoglierli.
I monaci, per aiutarsi a resistere al desiderio, indossavano grandi cappucci abbassati sul viso ma diavolo, volendoci mettere lo zampino, soffiò un tale maestrale che i cappucci si sollevarono al passaggio delle bellissime saracene, offrendo ai momaci la visione delle loro grazie.
Cosa fecero esattamente i monaci non è dato saperlo, ma qualunque cosa fosse fu sufficiente perchè tale Donnat santo eremita del Lure (Saint Donnat, per l’appunto) decidesse di punizione i monaci in maniera esemplare: un tuono colpì i religiosi e li pietrificò, trasformandoli nel lungo corteo che ancora oggi si può ammirare, pietrificato per sempre.
Nel Dicembre 2019 uno di questi subì un parziale crollo che investì parte del paese sottostante, causando alcuni feriri. Per precauzione l’amministrazione ha decretato di farne saltare una porzione ritenuta pericolante, ma benchè priovata di uno dei suoi “monaci”, ancora oggi la visione dei “Penitenti” resta una piacevole sorpresa per chi transita lungo la valle sottostante, cosa che farà chi parteciperà al tour delle Abbazie.

PS. a chi di voi non credesse alla storia dei frati ma fosse convinto che si tratti di fenomeni geologici, suggerisco di andare a curiosare e vedere con i propri occhi…

Abbazia di Thoronet

Con le sue sorelle Sénanque e Silvacane, l’Abbazia di Thoronet è una delle tre meraviglie cistercensi della Provenza.

Nel 1136, i monaci lasciarono l’Abbazia di Mazan in Ardèche per fondare un monastero sulla terra di Tourtour per poi trasferirsi una quindicina di anni dopo in un’area boscosa a una ventina di chilometri di distanza, vicino a Lorgues. I lavori di costruzione dell’abbazia di Notre-Dame-du-Thoronet iniziarono nel 1160 e furono per lo più completati nel 1175 ma meno di due secoli dopo inizierà il suo declino, al punto che nel 1660 versava in pessime condizioni, con crepe e crolli del tetto, porte rotte e finestre fatiscenti. Ciononostante alla fine del 1700 vi risiedevano ancora sette anziani monaci. Fu salvata in extremis con un opera di restauro iniziata nel 1873 e da allora continuato, fortunatamente, sino ad oggi. L’abbazia illustra perfettamente la regola cistercense che proclama: “il monastero sarà costruito, se possibile, in modo tale che riunisca nel suo recinto tutte le cose necessarie, vale a dire: acqua, un mulino, un giardino. , vari laboratori per impedire ai monaci di uscire… “ e lo stile romanico raggiunge un rigore fino ad ora sconosciuto ma percepibile nella perfezione delle forme finalizzate a soddisfare anche le precise esigenze della fisica acustica, necessarie come avevo accennato per l’Abbazia di Senanques, per il canto gregoriano. Nota: Il bel video dell’abbazia che segue al rendering dell’itinerario, è di Patrick Jourdheuille

CURIOSITA’:

circa 11 km prima di giungere all’Abbazia di Thoronet, costeggeremo il lago di Carcès, nel quale si riversano le cascate di Caramy.Non potendo fare tappa per questioni di tempistica, ve lo segnalo ugualmente di modo che se doveste tornare da queste parti possiate andare a vederle e chissà… magari potreste anche fare un salto a Cotignac, villaggio famoso per la sua ubicazione molto suggestiva, che ponendolo al riparo dai venti provenzali, ne favorisce un microclima eccezionale.Ma questo bel villaggio nasconde un’altra sorpresa :costruito ai piedi di una grande falesia di tufo alta 80 metri, vi si può ancora ammirare (e pernottarvi) un VILLAGGIO TROGLODITA, le cui case hanno mantenuto parte dell’abitazione scavata nella roccia.Se ci andrete, ricordatevi di portarvi i costumi da bagno (di pelliccia) e le clave!