Abbazia di Thoronet

Con le sue sorelle Sénanque e Silvacane, l’Abbazia di Thoronet è una delle tre meraviglie cistercensi della Provenza.

Nel 1136, i monaci lasciarono l’Abbazia di Mazan in Ardèche per fondare un monastero sulla terra di Tourtour per poi trasferirsi una quindicina di anni dopo in un’area boscosa a una ventina di chilometri di distanza, vicino a Lorgues. I lavori di costruzione dell’abbazia di Notre-Dame-du-Thoronet iniziarono nel 1160 e furono per lo più completati nel 1175 ma meno di due secoli dopo inizierà il suo declino, al punto che nel 1660 versava in pessime condizioni, con crepe e crolli del tetto, porte rotte e finestre fatiscenti. Ciononostante alla fine del 1700 vi risiedevano ancora sette anziani monaci. Fu salvata in extremis con un opera di restauro iniziata nel 1873 e da allora continuato, fortunatamente, sino ad oggi. L’abbazia illustra perfettamente la regola cistercense che proclama: “il monastero sarà costruito, se possibile, in modo tale che riunisca nel suo recinto tutte le cose necessarie, vale a dire: acqua, un mulino, un giardino. , vari laboratori per impedire ai monaci di uscire… “ e lo stile romanico raggiunge un rigore fino ad ora sconosciuto ma percepibile nella perfezione delle forme finalizzate a soddisfare anche le precise esigenze della fisica acustica, necessarie come avevo accennato per l’Abbazia di Senanques, per il canto gregoriano. Nota: Il bel video dell’abbazia che segue al rendering dell’itinerario, è di Patrick Jourdheuille

CURIOSITA’:

circa 11 km prima di giungere all’Abbazia di Thoronet, costeggeremo il lago di Carcès, nel quale si riversano le cascate di Caramy.Non potendo fare tappa per questioni di tempistica, ve lo segnalo ugualmente di modo che se doveste tornare da queste parti possiate andare a vederle e chissà… magari potreste anche fare un salto a Cotignac, villaggio famoso per la sua ubicazione molto suggestiva, che ponendolo al riparo dai venti provenzali, ne favorisce un microclima eccezionale.Ma questo bel villaggio nasconde un’altra sorpresa :costruito ai piedi di una grande falesia di tufo alta 80 metri, vi si può ancora ammirare (e pernottarvi) un VILLAGGIO TROGLODITA, le cui case hanno mantenuto parte dell’abitazione scavata nella roccia.Se ci andrete, ricordatevi di portarvi i costumi da bagno (di pelliccia) e le clave!

Abbazia di Silvacane

La più segreta delle “tre sorelle provenzali”, eretta in un luogo un tempo paludoso e desolato (Il nome deriva infatti da: “selva di canne”) a La Roque d’Anthéron, lungo la Durance e di fronte al massiccio del Luberon, è la più antica delle abbazie cistercensi della Provenza e racchiude nella sua sobrietà gli stili dell’arte romanica e gotica.

Insieme a Sénanque e Le Thoronet, è la terza abbazia cistercense eretta in questa Regione, per tale motivo viene definita una delle “tre sorelle” (,ma di questo avevo già accennato). Benchè i primi insediamenti nell’area risalgano al 1144, bisognerà attendere il 1175 perchè sul punto più alto della zona abbia inizio la costruzione della chiesa che vivrà prospera sino alla fine del XIII sec. quando inizierà la sua decadenza, che culminerà con la Rivoluzione, durante la quale fu adibita ad azienda agricola. Una curiosità: la vasca lunga 38 metri che si protende fino alla sua facciata, non rappresenta un elemento artistico bensì, molto più semplicemente, una vecchia peschiera. L’abbazia ospita ogni anno una intensa attività culturale il cui evento culminante è il “Concerto internazionale di pianoforte di La Roque d´Anthéron”, un festival che ha luogo in estate e proprio qui offre alcune delle sue migliori esibizioni.

CURIOSITA’:

Offriamo ciò che abbiamo

Se vi capitasse di tornare dalle parti dell’Abbazia di Silvacane, fate un passaggio in questa città che sicuramente incarna il tipico stile provenzale e che dista solamente una trentina di km dall’abbazia:
Salon de Provence
Con la sua bella torre campanaria, i resti del Il Castello d’Emperi (che contiene tra l’altro una delle più importanti raccolte di Francia di indumenti, armi ed equipaggiamenti militari) e il Quartiere dei Saponificatori (questa è zona di produzione di olio d’oliva, componente primaria del Sapone di Marsiglia, di cui Salon è uno dei maggiori centri di produzione).
Ma se questa è storia, ciò che ha proiettato questa città nella leggenda è stato uno dei suoi abitanti, la cui casa è oggi diventata un museo: Michel de Nostredame, che qui scrisse le Profezie, gli Almanacchi e quasi tutte le sue opere, di cui si possono ammirare gli originali.
Per sottolineare la sua ricerca di conoscenza e la sua volontà di farne approfittare il maggior numero di persone, Michel de Nostre-dame modificò leggermente il proprio cognome per adattarlo a una frase latina il cui significato fosse:
“Offriamo quello che abbiamo” ovvero: NOSTRA DAMUS.
E proprio con il nome di NOSTRADAMUS entrerà nella leggenda.
Ps. se vi capitasse di andare da quelle parti, guardate con attenzione in giro perchè a lui è stata persino dedicata una cioccolateria……..
http://www.chocolaterienostradamus.com/

La foresta di cedri delle Alpilles

Per giungere all’ Abbazia di Sivacane costeggeremo da ovest a est il versante meridionale del Massiccio prealpino delle Alpilles,(in provenzale: “Lis Aupiho”).Questa una catena calcarea si estende per circa 25 km, dalla valle del Rodano fino alla valle della Durance, dominando a nord la pianura coltivata di Saint-Rémy-de-Provence e a sud, la pianura della Crau, dove è sita appunto l’abbazia.Proprio su questo massiccio nella seconda metà dell’800 e utilizzando semi del Medio Atlante algerino, fu piantumata una rigogliosa foresta di cedri, alcuni dei quali ormai centenari, che copre una superficie di circa 250 ettari e insieme alla macchia, le ripide scogliere e i pascoli, sono riconosciuti area naturale protetta.E’ un luogo tranquillo ricamato di sentieri per passeggiateescursioni e viste panoramiche della zona, vi è inoltre un percorso aperto ai ciclisti e dato che alcuni di noi sono ciclisti, oltre che motociclisti, credo possa essere interessante conoscere questo particolare, nel caso voleste farvi una pedalata da queste parti.

Abbazia di Montmajour

Eretta a partire dal 948 dai monaci benedettini su un grande scoglio emerso dalla palude (detto appunto Montmajour) dopo la guerra dei cent’anni fu fortificata per proteggerla dai saccheggi. Alla fine del XIII secolo l’abbazia estende il suo potere spirituale su una bella fetta di Provenza, dalla vallata dell’Isère al Mediterraneo, attraverso una rete di 56 priorati.

Il complesso di Montmajour, classificato patrimonio mondiale dell’UNESCO e la cui costruzione ha attraversato il XII e il XIII secolo, è rimasto incompiuto, ma proprio la sproporzione che ne deriva gli conferisce un particolare fascino. E’ composto da più edifici ed è decisamente articolato anche dal punto di vista architettonico dacchè qui convivono stile romanico, stile gotico e stile classico. Basti pensare alla chiesa inferiore originaria, rinchiusa in una cripta, a sua volta protetta dall’Abbazia con pianta a croce latina, che forma il corpo principale dell’intero complesso e nel cui chiostro le mensole scolpite lungo i muri e i capitelli delle colonne sono decorate e arricchite da un bestiario fantastico, dove sono rappresentate figure mostruose, demoni, esseri inquietanti e animali domestici, selvatici e fantastici appunto, come tarasche, dragoni e chimere L’edificio più antico è l’eremo di Saint-Pierre, le cui semplici forme preromaniche, esprimono tutta la spiritualità del luogo. Il tutto è dominato dalla torre Pons de l’Orme dai cui 26 metri di altezza si dominavano le terre del monastero ed era espressione del il potere che l’abate esercitava sul suo feudo. Oggi offre uno splendido panorama sulla valle e su ben tre luoghi di interessa naturalistico: il Parco Naturale Regionale delle Alpilles a nord-est, la Riserva naturale di Coussouls Crau a sud-est, il Parco Riserva Naturale della Camargue a sud-ovest

CURIOSITA’:

Una curiosità che riguarda l’Abbazia di Montmajour:
al Van Gogh Museum di Amsterdam sono conservati l’olio su tela “Tramonto a Montmajour” e i disegni nei quali il pittore olandese rappresentò l’abbazia durante il suo soggiorno ad Arles, dove pare abbia trovato “l’altra luce” , quella che altrove non trovava per dipingere capolavori quali: “I girasoli” (gialli) “La casa gialla” (gialla) “The BYK” (gialla)
(Quest’ultima affermazione è vagamente farlocca, riguarda un’opera d’arte che più gialla non si può (la mia moto 💛) che però non fu dipinta da Van Gogh)
Se tornerete ad Arlès, oltre alle altre meraviglie, prendetevi un pò di tempo per andare a visitare la: “Fondation Vincent van Gogh” .

Parlando della un tempo potente Abbazia di Montmajour, non si può non parlare di una figura ad essa strettamente collegata:
Sant’ Antonio abate
Già eremita egiziano, viene considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
Detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta ecc. ecc. ma soprattutto: sant’Antonio del Fuoco,
L’iconografia di sant’Antonio abate prevede la presenza ai piedi del monaco, oltre a un campanello (molto spesso attaccato al bastone del santo) e a una fiamma, anche la presenza di un maiale.
Tale elemento secondo alcuni rappresenta il privilegio in base al quale i discepoli del santo potevano ricavare lardo da usarsi, unito ad erbe officinali, come rimedio contro il cosiddetto “fuoco di sant’Antonio”.
Bene, finalmente è arrivato il momento della piccola curiosità di cui ho accennato:
IL SANTO CON TROPPE OSSA:
All’ Abbazia di Montmajour faceva capo (da circa 230 km a nord) la chiesa di Saint-Antoine-l’Abbaye , che accoglieva le reliquie ☠del santo da cui prendeva il nome, poste sotto la tutela del priorato benedettino.
Proprio qui infatti si originò il primo nucleo di quello che poi divenne l’Ordine degli Ospedalieri Antoniani, la cui vocazione originaria era quella dell’accoglienza delle persone affette dal fuoco di sant’Antonio.
L’afflusso di denaro proveniente dalla questua fece nascere forti contrasti tra il priorato e i Cavalieri Ospitalieri.
I primi furono costretti così ad andarsene e a partire dal XV secolo, il priorato iniziò a sostenere di possedere la sacra reliquia, sottratta durante la fuga agli antoniani, e di averla solennemente riposta nella chiesa di Saint-Julien, facente parte del complesso di Montmajour, di loro proprietà.
E mentre il priorato sosteneva di possedere la reliquia, anche l’ordine degli ospitalieri Antoniani faceva altrettanto, in parole povere UN santo pareva essere custodito contemporaneamente in DUE diversi posti .
Sempre secondo leggenda,fu inviato un legato pontificio per fare chiarezza sulla vicenda e verificare dove effettivamente fossero le ossa del santo.
Questi si recò dunque sia a Saint-Antoine-l’Abbaye che a Montmajour per scoprire (mi piace immaginare la sua faccia) che le reliquie erano custodite IN ENTRAMBE ☠☠.
Pare che di ciò scrisse al papa ma non solo se ne venne mai a capo, ma addirittura a partire dall’XI secolo iniziò a girare voce della presenza del corpo del santo all’interno dell’abbazia di Lézat, mentre contemporaneamente ciascuna delle altre due chiese ne vantava il possesso.
Dunque da questo momento i corpi di sant’Antonio, in Occidente, diventano TRE ☠☠☠, e tali rimarranno fino al XVIII secolo.

Abbazia di Senanques

Edificata nel 1148 e ubicata in mezzo ai campi di lavanda, l’abbazia di Notre-Dame de Sénanque è un bell’esempio dell’architettura cistercense primitiva ed è tuttora abitata da una dozzina di monaci cistercensi che perseguono la rigida disciplina dell’Ora et Labora, secondo i rigidi precetti di San Benedetto da Norcia.

Tali dettami impongono sette preghiere giornaliere e la completa autosufficienza alimentare lavorando con le proprie mani. La chiesa abbaziale, il chiostro, il dormitorio, la sala del capitolo e la sala riscaldata sono aperti alla visita. La si raggiunge per una tortuosa stradina che si svolge intorno alla montagna e che offre una vista spettacolare dell’abbazia cistercense immersa e circondata dai campi di lavanda. È uno degli esempi più affascinanti di architettura monastica, fondata nel 1148, vanta un bellissimo dormitorio, una bella chiesa e un grazioso chiostro. Circondata dalla natura, qui il silenzio e la pace regnano sovrani. Un piccolo negozio all’interno propone i prodotti realizzati dai monaci. E’ sicuramente la più famosa delle Abbazie cistercensi della regione, al punto da comparire in molti souvenirs provenzali.


CURIOSITA’:

LE TRE SORELLE
Il motivo per cui le tre abbazie sono definite: LE TRE SORELLE e sono collegate, oltre allo stile architettonico, anche in senso estetico da un interessante articolo di A. Lavaggi, che io ho qui riportato:

“Attraverso specifiche misurazioni si è osservato che le abbazie cistercensi, per quanto riguarda l’acustica degli ambienti interni e specificamente nelle frequenze proprie del canto gregoriano, presentano caratteristiche del tutto particolari rispetto sia a edifici precedenti la riforma, sia ad altri coevi di altri ordini religiosi. I rilevamenti hanno riguardato in particolare le abbazie denominate le Tre Sorelle Provenzali, ovvero quelle di Sénanque (Gordes), Silvacane (Bouches du Rhone) e del Thoronet (Var). Esse sono giunte fino a noi in uno stato di conservazione buono, ristrutturate in diverse parti, ma seguendo rigorosi criteri di ripristino dei modelli originari.”

Le date di inizio della loro costruzione sono state fissate rispettivamente al 1144, 1148 e 1160: anni di poco successivi al terzo decennio del secolo XII, periodo a partire dal quale si ritiene sia stato sviluppato da parte dei Cistercensi un progetto più formalizzato per l’edificazione delle loro abbazie, il noto bernhardinischer Grundtypus.

L’analisi dei dati emersi dai rilevamenti ha evidenziato una stretta relazione tra le particolari capacità acustiche delle tre abbazie e la loro struttura architettonica.

È probabile che tale relazione sia il risultato di una ben precisa volontà degli architetti cistercensi, per quanto l’assenza di documenti non permetta di trovare riscontri certi. L’importanza presso i Cistercensi della liturgia e del canto gregoriano, le loro capacità tecniche nella progettazione e nella costruzione delle abbazie, la loro attenzione alle regole della natura, il loro aggiornamento sulle cultura scientifica antica e coeva, la ricerca dell’armonia e delle proporzioni, lo sviluppo nel secolo XII dell’unità delle Arti, sono tutti elementi imprescindibili per comprendere questo stretto rapporto tra musica e architettura, che sembra trovare nelle Tre Sorelle di Provenza una perfetta e compiuta manifestazione.

(Fonte: A. Lavaggi, Musica a architettura nelle abbazie cistercensi, in “Rivista Cistercense”, anno XXI, 2, maggio-agosto 2004

E già che si parla di canti gregoriani:

Chi l’ha detto che il canto gregoriano è solo e soltanto prerogativa di esecutori maschili?
I monasteri femminili anticamente hanno sempre coltivato questo genere di canto: basti pensare alla figura oramai leggendaria della badessa Hildegard von Bingen (1098-1179), prima donna musicista che la storia conosca, mistica, scrittrice, poetessa, autrice di trattati sui poteri delle piante, delle pietre e dei metalli.

(https://youtu.be/w6OEMUEP2mk)

Castelvecchio di Rocca Barbèna

07.02.2021

Insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club italiano, Castelvecchio di Rocca Barbèna è inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Ciò che rimane della fortezza edificata nel sec. XI  dai marchesi di Clavesana su una antica postazione bizantina posta a difesa contro i longobardi, fa ancora oggi bella mostra di sè dall’alto del cocuzzolo ove è posta e dal quale domina la borgata.

Per noi motociclisti vale certamente transitare da Castelvecchio di Rocca Barbèna in particolare in estate dato che, a partire da Bardineto, la strada si sviluppa attraverso i boschi e offre una piacevole frescura.

L’altro ottimo motivo per il quale la consiglio a chi non vi sia ancora stato, è l’incantevole colpo d’occhio offerto all’ultima curva dall’improvviso profilarsi della Rocca, sulla cui sommità le vestigia del castello testimoniano l’importante passato di questa zona.

Potete vedere la sua ubicazione CLICCANDO QUI

Come raggiungerlo?
Si può giungere sia passando da Garessio e quindi risalendovi poco dopo la frazione Erli, sia passando da Calizzano e quindi Bardineto.

Io consiglio vivamente questa seconda via in quanto percorrendo la strada in discesa da Castelvecchio verso il mare, si gode maggiormente la vista dall’alto della strada stessa, che si avvolge su sè stessa fino al raggiungimento della Strada Provinciale 582, dalla quale poi si prosegue sino al borgo medievale di Zuccarello, che diede i natali a Ilaria del Carretto, ora sepolta nella cattedrale di San Martino a Lucca, nel meraviglioso sarcofago capolavoro di Jacopo della Quercia.

Ho trovato in rete questo bel VIDEO di Alexey Rybakov che mostra Castelvecchio ripresa con un drone.

Credits: Alexey Rybakov

Una curiosità riguarda la storia popolare di Sebastiano Contrario, incaricato da Emanuele II di Savoia di assalire e depredare, come atto di guerriglia, le carovane genovesi che attraversavano quei territori a confine con la Repubblica di Genova, facendo base in difesa del castello di Castelvecchio.
Di fatto, Sebastiano e i suoi sgherri attaccarono e depredarono anche viandanti piemontesi e carovane dei Savoia, sottraendone le merci. Da queste azioni contrastanti nacque l’espressione “Bastian Contrario”.

Chi ama camminare ed è dotato di spirito ardimentoso, può affrontare il sentiero “du Castagneu”, che si snoda intorno all’intero castello e offre panorami mozzafiato su strapiombi a dir poco affascinanti.

PS: Vi rammento che lo scopo di questa rubrica è semplicemente di incuriosirvi, spingendovi ad approfondire da soli gli argomenti e fornendovi, qualora ve ne fosse il caso, un “pretesto” per prendere la moto e andare a farvi un giretto!


Buona ricerca e ricordate:

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust)