Castello di Cereseto

21.02.2021

Ricostruito dalle fondamenta intorno al 1912 per desiderio dell’industriale e mecenate Riccardo Gualino, il castello di Cereseto è uno dei castelli del Monferrato con le mura esterne meglio conservate.
Qui anticamente già vi erano le fondamenta un antico castello di origine medievale, devastato intorno al 1600 e successivamente restaurato dai conti De-Maistre Lovera di Maria.

Potete ammirarlo in questo bellissimo video di Paolo Crepaldi

Benchè purtroppo gli interni del castello non siano visitabili, merita comunque la pena prendersi il tempo per andare a vederlo e fotografarne la maestosa bellezza.

Il castello deve il nome alla sua ubicazione nel comune di Cereseto (AL), dove ogni anno nel mese di Giugno ha luogo la “Festa delle Ciliegie” e a tal proposito vi segnalo una piccola curiosità:

In dialetto piemontese le ciliegie vengono chiamate “cerese” e non a caso a Cereseto gli alberi di ciliegio sono di casa, nei boschi di ciliegio selvatici delle colline che lo circondano ma anche nelle piantine donate dai monaci del Tempio buddhista di scuola giapponese della Nichiren Shū, Renkōji, che qui ha trovato dimora, che come un rituale vengono piantumate ogni anno.

QUESTA è la sua ubicazione:


Buona ricerca e ricordate:

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust)


Priorato di Ganagobie

Situato in un altopiano boscoso a strapiombo sulla valle della Durance, dove oggi un mare di vegetazione ha preso il posto di un antico oceano, il monastero benedettino di Notre-Dame di Ganagobie fu fondato nel X secolo.

In parte distrutto durante la Rivoluzione, L’edificio, in molasse bianca è stato ricostruito con le pietre rimaste in loco e nuovamente consacrata nel 1994 e non presenta aperture verso nord. Questo è da attribuirsi a due motivi, di ordine pratico il primo, ovvero difendersi dal maestrale e dai gelidi venti invernali, il secondo di ordine simbolico, in quanto Il nord rappresenta il freddo e l’oscurità, mentre il sudrappresenta il caldo e l’amore di Dio. Il magnifico portale della chiesa è sovrastato da un timpano scultoreo raffigurante il Cristo in maestà mentre all’interno, nell’abside centrale a copertura del pavimento del coro, si possono ammirare i mosaici medievali che costituiscono un vero e proprio gioiello dell’arte romanica. Realizzati nel XII secolo e nascosti sotto 500 m3 di terra, probabilmente per salvarli durante il periodo della Rivoluzione, sono caratterizzati da influenze orientali e mostrano decori geometrici e animali fantastici, restituendo una semplicistica immagine del mondo, rappresentato nei quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco. Dello stesso periodo è anche il chiostro, anche questo un gioiello dell’arte romanica . Nel 1987 solo uno o due monaci vivevano nel monastero ormai in rovina, ma l’inizio di un profondo restauro durato cinque anni e culminato con Il trasferimento di una più numerosa comunità monastica segnerà la sua rinascita, permettendo anche a noi di godere di questa piccola meraviglia.

CURIOSITA’:

Sisteron

Posta tra le Alpi e il Mediterraneo, le sue origini vengono fatte risalire a circa 4000 anni fa in epoca preistorica.

Fu durante la dominazione romana che con il nome di: “SEGUSTERO” la cittadella di Sisteron acquisì sua rilevanza strategica, diventando importante asse di collegamento tra l’Italia e la Spagna, come testimoniano i numerosi reperti sono conservati nel locale Museo Gallo-Romano.

Nel corso del V secolo divenne sede di vescovado, qualificandosi come uno dei primi centri di diffusione del cristianesimo Oltralpe.

La sua posizione geografica la pose, nel tempo, al centro di eventi bellici a partire dal Medioevo, passando attraverso le guerre di religione del XVI secolo e la Rivoluzione francese, sino alla II guerra mondiale, quando nel 1944, in concomitanza con lo sbarco alleato in Provenza, fu bombardata dall’ aviazione anglo-americana che provocò molti morti e gravi danni all’abitato.

Oggi definita “Porta della Provenza” ma anche “Perla dell’Alta Provenza“, dall’alto del suo sperone roccioso a strapiombo sulla Durance e in una posizione particolarmente strategica, offre anche un panorama mozzafiato sulla roccia della Baume, la città, con le facciate antiche delle abitazioni e le piazzette abbellite da incantevoli fontane, le rive del fiume e le montagne circostanti.

La cattedrale romanica di Notre-Dame-des-Pommiers, le torri fortificate, insieme a una visita al museo dedicato all’epopea napoleonica, che offre anche un’esposizione permanente di carrozze., saranno un buon motivo per tornare a visitare Sisteron.

Attualmente è un importante nodo industriale, al centro di una zona coltivata a vigneti e oliveti, questi ultimi recentemente potenziati.

Les Pénitents des Mées

Tra Sisteron e Manosque, circondato da uliveti che forniscono un olio molto pregiato, è il villaggio di “Les Mées”.
Anche qui sono stati rinvenuti resti antichi e precisamente sotto la chiesa primitiva di Saint Roch, costruita sulle fondamenta di un monumento romano, ma un’altra particolarità lo rende unico….
E’ la sua ubicazione ai piedi di fragile ammasso di rocce sedimentarie che sorge a cento metri di altezza e domina la Durance per oltre due chilometri conosciuto come: “Les Penitents” o anche: “I Penitenti di Mèes”, un imponente massiccio di pietra il cui aspetto evoca una processione di penitenti incappucciati.
Ma cosa sono?
La leggenda dice che si tratti di formazioni originate da fenomeni di erosione, ma non è mica vero…
La vera verità, la reale realtà è questa:
intorno all’anno 800, epoca in cui il conte Raimbaud, vittorioso contro i Saraceni, riportò dalle Crociate sette delle loro mogli tra le più belle condurle al suo castello e…
E…
Minacciato di scomunica per il suo comportamento, il conte dovette decidere di consegnare le splendide fanciulle in un monastero vicino ad Arles.
In occasione di questo trasferimento, i monaci della “Montagne de Lure” furono incaricati di formare una lunga siepe per proteggere le bellissime infedeli fino alla Durance, dove una barca doveva accoglierli.
I monaci, per aiutarsi a resistere al desiderio, indossavano grandi cappucci abbassati sul viso ma diavolo, volendoci mettere lo zampino, soffiò un tale maestrale che i cappucci si sollevarono al passaggio delle bellissime saracene, offrendo ai momaci la visione delle loro grazie.
Cosa fecero esattamente i monaci non è dato saperlo, ma qualunque cosa fosse fu sufficiente perchè tale Donnat santo eremita del Lure (Saint Donnat, per l’appunto) decidesse di punizione i monaci in maniera esemplare: un tuono colpì i religiosi e li pietrificò, trasformandoli nel lungo corteo che ancora oggi si può ammirare, pietrificato per sempre.
Nel Dicembre 2019 uno di questi subì un parziale crollo che investì parte del paese sottostante, causando alcuni feriri. Per precauzione l’amministrazione ha decretato di farne saltare una porzione ritenuta pericolante, ma benchè priovata di uno dei suoi “monaci”, ancora oggi la visione dei “Penitenti” resta una piacevole sorpresa per chi transita lungo la valle sottostante, cosa che farà chi parteciperà al tour delle Abbazie.

PS. a chi di voi non credesse alla storia dei frati ma fosse convinto che si tratti di fenomeni geologici, suggerisco di andare a curiosare e vedere con i propri occhi…

Abbazia di Thoronet

Con le sue sorelle Sénanque e Silvacane, l’Abbazia di Thoronet è una delle tre meraviglie cistercensi della Provenza.

Nel 1136, i monaci lasciarono l’Abbazia di Mazan in Ardèche per fondare un monastero sulla terra di Tourtour per poi trasferirsi una quindicina di anni dopo in un’area boscosa a una ventina di chilometri di distanza, vicino a Lorgues. I lavori di costruzione dell’abbazia di Notre-Dame-du-Thoronet iniziarono nel 1160 e furono per lo più completati nel 1175 ma meno di due secoli dopo inizierà il suo declino, al punto che nel 1660 versava in pessime condizioni, con crepe e crolli del tetto, porte rotte e finestre fatiscenti. Ciononostante alla fine del 1700 vi risiedevano ancora sette anziani monaci. Fu salvata in extremis con un opera di restauro iniziata nel 1873 e da allora continuato, fortunatamente, sino ad oggi. L’abbazia illustra perfettamente la regola cistercense che proclama: “il monastero sarà costruito, se possibile, in modo tale che riunisca nel suo recinto tutte le cose necessarie, vale a dire: acqua, un mulino, un giardino. , vari laboratori per impedire ai monaci di uscire… “ e lo stile romanico raggiunge un rigore fino ad ora sconosciuto ma percepibile nella perfezione delle forme finalizzate a soddisfare anche le precise esigenze della fisica acustica, necessarie come avevo accennato per l’Abbazia di Senanques, per il canto gregoriano. Nota: Il bel video dell’abbazia che segue al rendering dell’itinerario, è di Patrick Jourdheuille

CURIOSITA’:

circa 11 km prima di giungere all’Abbazia di Thoronet, costeggeremo il lago di Carcès, nel quale si riversano le cascate di Caramy.Non potendo fare tappa per questioni di tempistica, ve lo segnalo ugualmente di modo che se doveste tornare da queste parti possiate andare a vederle e chissà… magari potreste anche fare un salto a Cotignac, villaggio famoso per la sua ubicazione molto suggestiva, che ponendolo al riparo dai venti provenzali, ne favorisce un microclima eccezionale.Ma questo bel villaggio nasconde un’altra sorpresa :costruito ai piedi di una grande falesia di tufo alta 80 metri, vi si può ancora ammirare (e pernottarvi) un VILLAGGIO TROGLODITA, le cui case hanno mantenuto parte dell’abitazione scavata nella roccia.Se ci andrete, ricordatevi di portarvi i costumi da bagno (di pelliccia) e le clave!

Abbazia di Silvacane

La più segreta delle “tre sorelle provenzali”, eretta in un luogo un tempo paludoso e desolato (Il nome deriva infatti da: “selva di canne”) a La Roque d’Anthéron, lungo la Durance e di fronte al massiccio del Luberon, è la più antica delle abbazie cistercensi della Provenza e racchiude nella sua sobrietà gli stili dell’arte romanica e gotica.

Insieme a Sénanque e Le Thoronet, è la terza abbazia cistercense eretta in questa Regione, per tale motivo viene definita una delle “tre sorelle” (,ma di questo avevo già accennato). Benchè i primi insediamenti nell’area risalgano al 1144, bisognerà attendere il 1175 perchè sul punto più alto della zona abbia inizio la costruzione della chiesa che vivrà prospera sino alla fine del XIII sec. quando inizierà la sua decadenza, che culminerà con la Rivoluzione, durante la quale fu adibita ad azienda agricola. Una curiosità: la vasca lunga 38 metri che si protende fino alla sua facciata, non rappresenta un elemento artistico bensì, molto più semplicemente, una vecchia peschiera. L’abbazia ospita ogni anno una intensa attività culturale il cui evento culminante è il “Concerto internazionale di pianoforte di La Roque d´Anthéron”, un festival che ha luogo in estate e proprio qui offre alcune delle sue migliori esibizioni.

CURIOSITA’:

Offriamo ciò che abbiamo

Se vi capitasse di tornare dalle parti dell’Abbazia di Silvacane, fate un passaggio in questa città che sicuramente incarna il tipico stile provenzale e che dista solamente una trentina di km dall’abbazia:
Salon de Provence
Con la sua bella torre campanaria, i resti del Il Castello d’Emperi (che contiene tra l’altro una delle più importanti raccolte di Francia di indumenti, armi ed equipaggiamenti militari) e il Quartiere dei Saponificatori (questa è zona di produzione di olio d’oliva, componente primaria del Sapone di Marsiglia, di cui Salon è uno dei maggiori centri di produzione).
Ma se questa è storia, ciò che ha proiettato questa città nella leggenda è stato uno dei suoi abitanti, la cui casa è oggi diventata un museo: Michel de Nostredame, che qui scrisse le Profezie, gli Almanacchi e quasi tutte le sue opere, di cui si possono ammirare gli originali.
Per sottolineare la sua ricerca di conoscenza e la sua volontà di farne approfittare il maggior numero di persone, Michel de Nostre-dame modificò leggermente il proprio cognome per adattarlo a una frase latina il cui significato fosse:
“Offriamo quello che abbiamo” ovvero: NOSTRA DAMUS.
E proprio con il nome di NOSTRADAMUS entrerà nella leggenda.
Ps. se vi capitasse di andare da quelle parti, guardate con attenzione in giro perchè a lui è stata persino dedicata una cioccolateria……..
http://www.chocolaterienostradamus.com/

La foresta di cedri delle Alpilles

Per giungere all’ Abbazia di Sivacane costeggeremo da ovest a est il versante meridionale del Massiccio prealpino delle Alpilles,(in provenzale: “Lis Aupiho”).Questa una catena calcarea si estende per circa 25 km, dalla valle del Rodano fino alla valle della Durance, dominando a nord la pianura coltivata di Saint-Rémy-de-Provence e a sud, la pianura della Crau, dove è sita appunto l’abbazia.Proprio su questo massiccio nella seconda metà dell’800 e utilizzando semi del Medio Atlante algerino, fu piantumata una rigogliosa foresta di cedri, alcuni dei quali ormai centenari, che copre una superficie di circa 250 ettari e insieme alla macchia, le ripide scogliere e i pascoli, sono riconosciuti area naturale protetta.E’ un luogo tranquillo ricamato di sentieri per passeggiateescursioni e viste panoramiche della zona, vi è inoltre un percorso aperto ai ciclisti e dato che alcuni di noi sono ciclisti, oltre che motociclisti, credo possa essere interessante conoscere questo particolare, nel caso voleste farvi una pedalata da queste parti.

Abbazia di Montmajour

Eretta a partire dal 948 dai monaci benedettini su un grande scoglio emerso dalla palude (detto appunto Montmajour) dopo la guerra dei cent’anni fu fortificata per proteggerla dai saccheggi. Alla fine del XIII secolo l’abbazia estende il suo potere spirituale su una bella fetta di Provenza, dalla vallata dell’Isère al Mediterraneo, attraverso una rete di 56 priorati.

Il complesso di Montmajour, classificato patrimonio mondiale dell’UNESCO e la cui costruzione ha attraversato il XII e il XIII secolo, è rimasto incompiuto, ma proprio la sproporzione che ne deriva gli conferisce un particolare fascino. E’ composto da più edifici ed è decisamente articolato anche dal punto di vista architettonico dacchè qui convivono stile romanico, stile gotico e stile classico. Basti pensare alla chiesa inferiore originaria, rinchiusa in una cripta, a sua volta protetta dall’Abbazia con pianta a croce latina, che forma il corpo principale dell’intero complesso e nel cui chiostro le mensole scolpite lungo i muri e i capitelli delle colonne sono decorate e arricchite da un bestiario fantastico, dove sono rappresentate figure mostruose, demoni, esseri inquietanti e animali domestici, selvatici e fantastici appunto, come tarasche, dragoni e chimere L’edificio più antico è l’eremo di Saint-Pierre, le cui semplici forme preromaniche, esprimono tutta la spiritualità del luogo. Il tutto è dominato dalla torre Pons de l’Orme dai cui 26 metri di altezza si dominavano le terre del monastero ed era espressione del il potere che l’abate esercitava sul suo feudo. Oggi offre uno splendido panorama sulla valle e su ben tre luoghi di interessa naturalistico: il Parco Naturale Regionale delle Alpilles a nord-est, la Riserva naturale di Coussouls Crau a sud-est, il Parco Riserva Naturale della Camargue a sud-ovest

CURIOSITA’:

Una curiosità che riguarda l’Abbazia di Montmajour:
al Van Gogh Museum di Amsterdam sono conservati l’olio su tela “Tramonto a Montmajour” e i disegni nei quali il pittore olandese rappresentò l’abbazia durante il suo soggiorno ad Arles, dove pare abbia trovato “l’altra luce” , quella che altrove non trovava per dipingere capolavori quali: “I girasoli” (gialli) “La casa gialla” (gialla) “The BYK” (gialla)
(Quest’ultima affermazione è vagamente farlocca, riguarda un’opera d’arte che più gialla non si può (la mia moto 💛) che però non fu dipinta da Van Gogh)
Se tornerete ad Arlès, oltre alle altre meraviglie, prendetevi un pò di tempo per andare a visitare la: “Fondation Vincent van Gogh” .

Parlando della un tempo potente Abbazia di Montmajour, non si può non parlare di una figura ad essa strettamente collegata:
Sant’ Antonio abate
Già eremita egiziano, viene considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
Detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta ecc. ecc. ma soprattutto: sant’Antonio del Fuoco,
L’iconografia di sant’Antonio abate prevede la presenza ai piedi del monaco, oltre a un campanello (molto spesso attaccato al bastone del santo) e a una fiamma, anche la presenza di un maiale.
Tale elemento secondo alcuni rappresenta il privilegio in base al quale i discepoli del santo potevano ricavare lardo da usarsi, unito ad erbe officinali, come rimedio contro il cosiddetto “fuoco di sant’Antonio”.
Bene, finalmente è arrivato il momento della piccola curiosità di cui ho accennato:
IL SANTO CON TROPPE OSSA:
All’ Abbazia di Montmajour faceva capo (da circa 230 km a nord) la chiesa di Saint-Antoine-l’Abbaye , che accoglieva le reliquie ☠del santo da cui prendeva il nome, poste sotto la tutela del priorato benedettino.
Proprio qui infatti si originò il primo nucleo di quello che poi divenne l’Ordine degli Ospedalieri Antoniani, la cui vocazione originaria era quella dell’accoglienza delle persone affette dal fuoco di sant’Antonio.
L’afflusso di denaro proveniente dalla questua fece nascere forti contrasti tra il priorato e i Cavalieri Ospitalieri.
I primi furono costretti così ad andarsene e a partire dal XV secolo, il priorato iniziò a sostenere di possedere la sacra reliquia, sottratta durante la fuga agli antoniani, e di averla solennemente riposta nella chiesa di Saint-Julien, facente parte del complesso di Montmajour, di loro proprietà.
E mentre il priorato sosteneva di possedere la reliquia, anche l’ordine degli ospitalieri Antoniani faceva altrettanto, in parole povere UN santo pareva essere custodito contemporaneamente in DUE diversi posti .
Sempre secondo leggenda,fu inviato un legato pontificio per fare chiarezza sulla vicenda e verificare dove effettivamente fossero le ossa del santo.
Questi si recò dunque sia a Saint-Antoine-l’Abbaye che a Montmajour per scoprire (mi piace immaginare la sua faccia) che le reliquie erano custodite IN ENTRAMBE ☠☠.
Pare che di ciò scrisse al papa ma non solo se ne venne mai a capo, ma addirittura a partire dall’XI secolo iniziò a girare voce della presenza del corpo del santo all’interno dell’abbazia di Lézat, mentre contemporaneamente ciascuna delle altre due chiese ne vantava il possesso.
Dunque da questo momento i corpi di sant’Antonio, in Occidente, diventano TRE ☠☠☠, e tali rimarranno fino al XVIII secolo.